USO DEI BETA BLOCCANTI NEL POST-INFARTO MIOCARDICO NEL GRANDE ANZIANO

13 Febbraio 2017

La cardiopatia ischemica, nelle sue varie manifestazioni cliniche, rappresenta una problematica comune negli anziani, e la gestione procedurale della sindrome coronarica acuta è oggetto di intenso dibattito, in particolare per quel che riguarda l’opportunità di un approccio interventistico in fase precoce anche nei pazienti più anziani. Vi sono invece relativamente meno informazioni circa i benefici e gli eventuali inconvenienti della terapia medica standard di lungo periodo nei pazienti anziani ultraottantenni con precedenti clinici di coronaropatia, una popolazione per la quale non esiste sostanzialmente alcuna evidenza da studi clinici randomizzati.

In JAMA Internal Medicine di questo mese (JAMA Intern Med 2017; 177: 254-262) uno studio retrospettico ha valutato gli effetti della terapia con Beta-bloccanti (prescritti secondo raccomandazioni clinica dopo un infarto miocardico) su declino funzionale (score di Morris per ADL), mortalità e riospedalizzazioni a 90 giorni dalla dimissione in pazienti anziani residenti in nursing homes, dopo aver opportunamente escluso i pazienti con peggior prognosi stimata a breve (CHESS score). Dalla coorte iniziale di 15720 pazienti sono stati ottenuti mediante propensity-score matching due gruppi (trattati vs non trattati con Beta bloccanti)di 5496 pazienti ciascuno (età media 84 anni, 70.9% femmine). Nella casistica complessiva, a 3 mesi dalla dimissione 1328 pazienti (12.1%) hanno mostrato declino funzionale, 2782 (25.3%) hanno avuto una riospedalizzazione e 1541 (10%) sono morti. I pazienti trattati con beta-bloccanti sono andati incontro ad un maggior declino funzionale (OR 1.14 95% CI 1.02-1.28) rispetto a coloro che non ricevevano questi farmaci.

D’altra parte l’uso dei beta-bloccanti si associava ad un minor rischio di morte (OR, 0.74; 95%CI,0.67-0.83) mentre non si osservavano differenze significative sul rischio di riospedalizzazione. Il rischio di declino funzionale in associazione all’uso dei beta bloccanti era più consistente nei pazienti con iniziale deficit cognitivo moderato - severo rispetto a quelli cognitivamente integri o con deterioramento lieve, e nei pazienti con preesistente severa dipendenza funzionale rispetto a quelli autonomi o con impairment funzionale lieve-moderato.

In conclusione, questo studio fornisce una buona notizia, e cioè che l’uso dei beta bloccanti si associa ad una ridotta mortalità dopo infarto miocardico anche in grandi anziani dimessi in nursing homes, ed uno spunto di riflessione, legato all’osservazione che l’impiego di questi farmaci comporta un maggior rischio di declino funzionale, soprattutto nei pazienti con maggior livello di compromissione funzionale e cognitiva preesistente, richiamando la necessità di terapia individualizzate in questi pazienti.

Mario Bo, MD, PhD
Geriatria e MMO, Città della Salute e della Scienza, Molinette. Torino